Prima giornata: i lavori del pomeriggio

Webcronaca

Alle 16 riprendono i lavori del congresso con l'intervento di Fabrizio Burattini del documento congressuale 2. Segnala come stiamo vivendo un momento cruciale della vita del Paese: assistiamo allo svuotamento delle conquiste dei nostri padri e nonni a partire dai livelli salariali raggiunti negli anni passati.
Il ruolo del sindacato in questi anni si è dimostrato residuale e comunque non in grado di modificare le decisioni governative e padronali, a partire dalla riforma pensionistica e dalla difesa dell'art. 18.

Interviene successivamente, Eleonora Forenza di Rifondazione Comunista e precaria della ricerca, la quale afferma di condividere lo slogan del congresso "Ora è sempre conoscenza". Occorre aggiungerne un altro: "Ora e sempre resistenza". In questo senso la difesa della Costituzione rappresenta una priorità assoluta. Appare molto preoccupante la superficialità con cui il governo sta affrontando il problema della riforma costituzionale. Altro elemento fondamentale è la battaglia per il superamento del pareggio di bilancio imposto dall'unione europea. Un'altra Europa è possibile!

Cecilia D'Elia della Segreteria nazionale di SEL, inizia il suo saluto ringraziando di aver scelto questo luogo simbolico come sede del Congresso nazionale. È il giorno dopo la sentenza sulla legge 40, che rappresenta l'esito di una battaglia condotta insieme a tante donne della CGIL, complicata anche dall'esito di un referendum che ha visto il voto di un quarto dei cittadini. Dentro questa battaglia, considerata materia per esperti, è emerso quanto la conoscenza abbia a che fare con i diritti di cittadinanza e quanto governare i temi di discussione sia un fatto di democrazia.
SEL considera che le politiche su scuola-università-ricerca non siano “di settore”, ma questioni da assumere come parte dei problemi di questo paese. Un ringraziamento diretto anche a Mimmo Pantaleo per aver inserito anche il femminicidio nel tema della sua relazione.
La chiusura sulla posizione politica: a fronte del grande consenso vantato dal governo, SEL richiama il fatto di avere idee diverse su occupazione e lavoro. L'opposizione mira a costruire un'ipotesi realistica che avvicini la partecipazione ad altre scelte in tema di sviluppo e l'augurio è quello di trovarsi ancora vicini alla CGIL in tante altre battaglie comuni.

16.40

Alla segreteria del congresso è intanto pervenuto un messaggio di auguri di buon lavoro da parte del Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro:

Caro Segretario,
sono purtroppo costretto a comunicarTi che non potrò intervenire ai lavori del III Congresso nazionale della Tua federazione, che si sono aperti questa mattina a Città della Scienza.
Avrei volentieri portato un saluto istituzionale all’assise, anche per esprimerTi il mio personale ringraziamento per aver scelto Napoli come sede dell’assemblea e Città della Scienza, per la cui ricostruzione, come è a Te ben noto, stiamo mettendo in campo tutti gli sforzi necessari.

Un contestuale impegno mi tratterrà a Roma.
Con i miei auguri di buon lavoro e cordiali saluti, che avrai cura di far pervenire a tutti i delegati.
Stefano Caldoro

16.45

Dopo i saluti il presidente del Congresso, Americo Campanari, avvia il dibattito, proponendo tempi sobri, sei minuti per intervento. Domenico Pantaleo segue in prima fila con il segretario generale della CGIL di Napoli, Federico Libertino.

I delegati si muovono per recarsi nelle commissioni.

L’intervento di una docente all’estero, Anna Fracchiolla, propone di costituire una forza trainante di unità dei lavoratori della conoscenza per

  • rivendicare diritti uguali per tutti, anche per i lavoratori nelle scuole italiane all’estero
  • promuovere l’uguaglianza di genere
  • semplificare il linguaggio per farsi capire
  • valorizzare la nostra cultura e la nostra lingua
  • utilizzare anche il conflitto come strumento per un progetto politico per il futuro.

Anche il giovane delegato di Catania, Michele Vivaldi, parla di riportare il conflitto nei luoghi di lavoro dove viene calpestata la dignità di studenti e lavoratori per riprendere i temi della conoscenza. A Catania, come in tutto il Mezzogiorno, l’accesso alla scuola pubblica è fondamentale. Se si riducono tempo scuola e organici aumenta il tasso di dispersione scolastica; se si aumentano le tasse universitarie le immatricolazioni che vengono meno sono quelle dei figli dei ceti medio-bassi.

Maurizio Lembo presenta e propone la composizione delle commissioni congressuali che, poste ai voti, risultano approvate con il seguente risultato: Commissione Verifica Poteri all’unanimità con 1 astensione, Commissione Statuto all’unanimità, Commissione Politica all’unanimità, Commissione Elettorale con 6 voti contrari e un astenuto.

17.00

Crisi e educazione: sindacati a confronto

Sindacati esteriContemporaneamente ai lavori che si svolgevano nella sala Newton, si è tenuta nella sala Archimede, con grande partecipazione, la sessione parallela del congresso dedicata alle politiche e alle relazioni internazionali.

Erano presenti rappresentanti sindacali di Palestina, Algeria, Grecia, Bulgaria, Slovacchia, Germania, Francia, Spagna e Portogallo. La sessione è stata aperta da una breve illustrazione dei problemi e del nostro lavoro nelle sedi sindacali internazionali (IE, ETUCE-CSEE) da parte di Joelle Casa della segreteria nazionale FLC CGIL.
Leggi i contributi dei sindacati esteri

La discussione si articolata in due parti: università-ricerca e scuola, presiedute rispettivamente da Alessandro Arienzo e da Pino Patroncini del centro nazionale.

Pur in condizioni storiche politiche ed economiche molto diverse sono emerse molte situazioni comuni  sia ai due tronconi che ai diversi paesi, la cui saldatura è inevitabilmente accentuata dalla crisi corrente. La tendenza alla mercantilizzazione, causa della crisi nei sistemi di istruzione, viene accentuata ovunque dalla crisi stessa. Essa pone domande ineludibili ai sindacati sia nel settore universitario e della ricerca che in quello scolastico.

Fenomeni comuni sono la perdita di posti di lavoro e l’aumento degli alunni per classe, la cancellazione di percorsi scolastici (Grecia) o di discipline di insegnamento (per lo più umanistiche: Germania, Spagna), i blocchi salariali (Francia, Bulgaria) o addirittura le riduzioni (Grecia, Spagna,Portogallo), la precarizzazione del lavoro in forme diverse a seconda delle diverse situazioni giuridiche, l’allungamento dell’età pensionabile (Francia, Grecia, Spagna) e persino l’attacco a diritti sindacali (Grecia, Germania). Sono elementi di tendenza che influiscono anche su paesi che godono di situazioni economiche meno recessive come per un verso la Germania e per l’altro l’Algeria.

In Palestina poi queste tendenze si aggiungono alle situazione resa difficile dall’occupazione israeliana e dalla costruzione di ostacoli, come il “muro” e i check-point, che ostacolano la circolazione delle persone, delle merci e dei finanziamenti stessi.

Ma la crisi sta ponendo domande anche più rilevanti alla collocazione dell’istruzione e soprattutto della ricerca scientifica e universitaria  nel sistema dei poteri economici e finanziari e del controllo di questi ultimi sulla produzione di merci e sul mercato globale.

Di fronte a tale situazione, pur nella diversa strumentazione che le situazioni nazionali suggeriscono, unanime è stato l’invito alla costruzione di relazioni sempre più strette tra i sindacati dei diversi paesi e all’individuazione di forme di lotta comuni e più incisive ed efficaci.

La sessione è stata conclusa dal Segretario generale Domenico Pantaleo che ha ribadito l’impegno della FLC all’azione comune e a relazioni sempre più strette con i sindacati degli altri paesi.

17.10

Proseguono gli interventi dei delegati. Massimo Mari, responsabile nazionale per la scuola non statale, esordisce affermando che il III Congresso della FLC rappresenta una svolta. E' importante partire da un’analisi precisa rispetto all’emergenza lavoro (tema ben puntualizzato anche nel primo documento congressuale). Quando si nega il lavoro si negano quei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana, l’elemento centrale dell’essere cittadino è il lavoro. È necessario ri-costruire la filiera della conoscenza e la filiera del lavoro perché lavoro e conoscenza si declinano insieme.
Occorre ri-coniugare il rapporto tra lavoro e capitale e tra capitale e Stato perché in questo contesto che cadono i diritti per il lavoro!
Anche nella FLC vanno valorizzate le conquiste democratiche soprattutto nei luoghi di lavoro dove il rinnovo delle RSU ha posto la CGIL al primo posto a livello nazionale.

Con gli interventi successivi il tono diventa più critico, due compagni, delegati del secondo documento, Franco Panzarella e Stefano Melandri, denunciano l’inadeguatezza delle risposte del sindacato alla crisi attuale e la subalternità al Governo. Si chiede di cancellare i punti del Testo Unico sulla Rappresentanza su sanzioni e agibilità sindacali. Di seguito la sintesi dell'intervento che ci ha inviato Franco Panzarella:
La linea fin qui condotta dalla CGIL di Camusso è del tutto inadeguata a fronteggiare la crisi economica del capitalismo e la macelleria sociale dei governi Berlusconi, Monti, Letta-Alfano fino a Renzi.
Nel documento 1 manca totalmente una critica serrata alle politiche dei governi nazionali ed europei che in sintonia con il padronato hanno massacrato i lavoratori e diminuito gli spazi di democrazia, il diritto di sciopero, e la rappresentanza sindacale.
Appoggio il documento 2 anche se andrebbe spostato ancora più avanti riguardo all'anticapitalismo e la concezione del sindacato.
Il governo del Berlusconi democristiano Renzi è nemico dei lavoratori e fa unicamente gli interessi del capitalismo e della classe dominante borghese. Procede come un “rullo compressore” nel lavoro che Berlusconi ha dovuto interrompere forzatamente, con l'aiuto dello stesso Berlusconi, del presidenzialista Napolitano, della Merkel e della grande finanza, per completare la seconda repubblica neofascista e assicurare la sospirata “governabilità” al sistema capitalistico italiano, secondo il piano della P2.
C'è quanto basta per indurre i vertici sindacali a proclamare uno sciopero generale di 8 ore e una manifestazione nazionale sotto Palazzo Chigi. E invece nicchiano. Non si rendono conto che se gli danno una mano, Renzi si prenderà tutto il braccio.
A mio parere gli attuali sindacati hanno fatto il loro tempo, non hanno più nulla da dire. Vanno azzerati e sostituiti con un unico sindacato delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, fondato sulla democrazia diretta e sul potere sindacale alle assemblee generali dei lavoratori e dei pensionati.

L’intervento di una ricercatrice precaria, Tiziana Gallotta, riporta il dibattito sui temi specifici della conoscenza e del sapere. I ricercatori italiani pur avendo pochi fondi producono tanto da essere al II posto dopo la Germania che investe invece molte più risorse. Serve un piano nazionale della ricerca che metta a sistema i diversi Enti.

La discussione entra nel vivo dei problemi e delle prospettive della categoria dei lavoratori della conoscenza. Al microfono si alternano compagni del sud e del nord Italia, rappresentanti di tutte le componenti dei lavoratori della conoscenza.

L’intervento di Gaetano Iannone si è incentrato sul tema del diritto allo studio come strumento fondamentale per la concreta applicazione del principio dell’eguaglianza sostanziale così come definita dalla Costituzione repubblicana. In particolare sottolinea come tale diritto sia sostanzialmente inapplicato nell’Italia meridionale. Tale situazione è ulteriormente aggravata dalla difficoltà nella ricerca del lavoro al sud. Molte famiglie non sono più in grado di garantire il proseguimento degli studenti all’università. Così sarà altamente improbabile raggiungere gli obiettivi fissati da Europa 2020. Per questo occorre aiutare soprattutto gli studenti meno abbienti attraverso, ad esempio, l’acquisto o il prestito dei libri, gli alloggi per gli studenti universitari. In Campania si è deliberata l’aumento della tassa per il diritto allo studio. Nel sud è indispensabile l’intervento pubblico sulla ricerca anche a causa di un tessuto produttivo debole e costituito fondamentalmente da piccole o piccolissime imprese.

Roberto Masin Rizzieri ricorda come il quadro internazionale presenta un fievole sviluppo economico. Il ritmo di sviluppo dei paese industrializzati è tuttavia molto inferiore a quelli dei paesi a più recente industrializzazione. In questa situazione è molto difficile recuperare tutti i posti lavoro persi durante la crisi. Peraltro la ripresa sta comportando che una minoranza sta guadagnando tantissimo. Le istituzioni internazionali e il grande capitale chiede di ridurre il salario dei lavoratori ed aumentare la produttività. È esattamente quello che sta succedendo in Italia. Come CGIL dobbiamo reagire. Non esistono governi amici. Occorre recuperare potere di acquisto e combattere l’evasione fiscale. Per questo Occorre una forza sindacale a livello europeo.

Marino Bergagna, delegato del Friuli Venezia Giulia, ha esordito con un “Compagni e compagne”, un nome bello e antico che non dobbiamo mandare in disuso. Di seguito la sintesi dell'intervento che ci ha inviato. Non abbandoniamo la parola compagno. Siamo un Sindacato di sinistra, non dobbiamo scordare le nostre origini. Abbiamo dei valori che devono orientarci: pace, solidarietà, diritti, pari opportunità, difesa dei più deboli. Non ci uniformiamo al coro di chi invoca premialità basate su presunte meritocrazie poiché sappiamo che quello che viene comunemente chiamato merito è in realtà spesso conformismo, servilismo, basso livello di conflittualità. Noi siamo il Sindacato che crede nell’uguaglianza, altra nobile parola da riscoprire. Non possiamo limitarci a garantire consulenza: occorre dimostrare  la nostra capacità di elaborazione politica. Ma quale modello di scuola vogliamo?  La scuola premiale e selettiva delle prove Invalsi? Quella che taglierà un anno del percorso scolastico? Quella che ha fatto ritornare i voti alle elementari senza che si levasse una voce contraria? Quella che continua a togliere risorse alla scuola pubblica per darle alle private? Quella competitiva o quella solidaristica? Quella della meritocrazia o quella che colma i dislivelli di partenza? Insomma dobbiamo recuperare quei valori che soli possono farci riscoprire la passione e ridarci senso di appartenenza.

Graziano Taglierini è un delegato dell’Afam. Il suo intervento è stato incentrato in difesa della formazione musicale deve essere parte integrante della formazione del cittadino, una cultura che vive tutti i giorni. La bellezza, si è affermato, è in grado di salvare il mondo. Occorre che la musica sia insegnata in tutte le scuole. La bellezza, in tutte le sue espressioni, deve tornare tra i banchi di scuola. Eppure Pompei continua a crollare, e la storia dell’arte viene cancellata dai programmi. La cultura, la bellezza, la conoscenza salva le persone, una alla volta. Dal mondo dell’Afam proviene la richiesta di una migliore definizione e strutturazione della ricerca come parte integrante della docenza, e da ultimo revisione dei requisiti specifici di accesso nell’Afam. Noi della FLC vogliamo immaginare una politica dell’istruzione artistica e musicale che possa creare lavoro nel settore: le premesse ci sono, basta farla finita con le riforme a costo zero. L’Afam è sempre una bella pagina dei colori che compongono il nostro simbolo.

Giuseppe Taccarelli, lavoratore dell’Università del Salento, insiste sul “decreto 34”, il decreto Poletti. Non ci si aspetta da un governo guidato dalla sinistra che fosse proprio quello il primo atto, togliere la possibilità di avere un rapporto di lavoro stabile. Si è soffermato nell’analisi delle ultime riforme del lavoro, ed in ultimo degli effetti della riforma Gelmini nel lavoro dell’assistente tecnico e amministrativo dell’università.

A conferma della voglia di partecipazione, il presidente Campanari ha comunicato che le richieste di intervento pervenute al tavolo della presidenza sono in tutto oltre 115, per cui si è reso necessario contingentare di molto i tempi.

Una compagna di Roma, Maria Grazia Orfei, si sofferma sui dati statistici che mostrano una situazione di estrema crisi nel settore della scuola privata laziale. Occorre affrontare le problematiche del lavoro privato con la stessa energia ed intensità dedicate alla scuola pubblica.

L’intervento successivo, di Kristian Goglio, si è soffermato sulla crisi, e sulla risposta dei grandi poteri finanziari, sulle banche, sulla politica del governo in carica e sui pericoli per i lavoratori che discendono dall’ ultimo documento finanziario. Una forte critica della politica governativa e sulle conseguenze nel mondo della conoscenza. E’ stato molto stigmatizzato anche il modo di comunicare del giovane premier, che ha irriso i sindacati chiamandoli “associazioni”. Ma chi Renzi? Si è detto? Noi siamo la CGIL, siamo un’organizzazione che ha fatto la storia di questo Paese. Applausi convinti dai presenti.
Grande attenzione viene posta dai delegati che sottolineano con applausi i passaggi più significativi.

Il segretario generale di Verona, Corrado Bares, si è soffermato sull’ascolto: se si vuole ci si può ascoltare ed ascoltarsi, il nostro sindacato ha bisogno di ascoltarsi. Rispetto alla politica governativa, si può ridurre in uno slogan: “la concertazione è finita, andate in pace”. Una demagogia che però ha presa sui lavoratori, c’è forse una sensazione di inefficacia delle nostre mobilitazioni, occorre che queste ultime debbano portare a casa dei risultati.

Francesco Locantore, lavoratore precario di Roma, si è soffermato sulla compressione dei diritti dei lavoratori, ed in particolare ha criticato alcuni aspetti dell’accordo sulla rappresentanza, nel punto soprattutto che prevede le sanzioni. E’ stato ricordato l’enorme taglio dei contratti a tempo determinato a partire dal taglio di otto miliardi, con il più grande licenziamento di massa della storia repubblicana. I precari hanno subito ulteriori attacchi ai propri diritti, sia con il mancato pagamento delle ferie, sia con l’ultima circolare della funzione pubblica sul mancato riconoscimento della malattia per le visite specialistiche.

Andrea Ilari ha concentrato il suo intervento sul sistema della valutazione nella ricerca e nella scuola pubblica. La valutazione viene impiegata non per investire ma per tagliare risorse. Tutti vorrebbero una scuola o università più meritocratica, ma in realtà Anvur ed Invalsi servono solo a fare tagli in questi settori della conoscenza. Dobbiamo opporci a questi sistemi che mortificano l’apprendimento e il senso stesso dell’apprendimento.

Bruno Buonomo, tecnologo dell’istituto nazionale di fisica nucleare ha fatto una prima valutazione sugli ultimi quattro anni e sul congresso presente: c’è il contratto congelato, c’è la legge Brunetta, c’è un quadro legislativo che va sempre peggiorando. Ha concordato con la relazione di Pantaleo circa la lettura sul governo Renzi. Forse la fase concertativa ha un po’ atrofizzato la capacità del sindacato a gestire il conflitto, ed ha abituato i lavoratori a non lottare. Non un compito semplice, ma occorre sgombrare il campo da rendite di posizione, e riconquistare la fiducia dei lavoratori, solo per mancanza di risultati.

Ortensio Alessia, è un’insegnante precaria, racconta la storia di una precaria-tipo della scuola, lavoratori abilitati, dotati di titoli culturali, master, che sono costati fior di quattrini alle famiglie. I precari della scuola non perdono la speranza di essere assunti, di vedere applicata la nostra Costituzione. I cui principi sono stati insegnati ogni giorni, da ogni insegnante precario ai figli dei cittadini dia questa repubblica. Alla fine ci si è trovati di fronte ad un nemico inaspettato: lo Stato stesso! Che disprezza questa categoria di lavoratori . Il lavoro può cambiare forme, ma non la sua natura. Se il lavoro è pensato solo come precario, si tratta di una società malata. Chiedono che il sindacato si schieri con l’esercito dei precari della scuola.

Con questo ultimo intervento, si conclude la prima giornata dei lavori, che verranno ripresi domani mattina, 11 aprile.

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