Home » Web Cronaca » Seconda giornata: i lavori della mattina » 11 aprile 2014, proseguono i lavori del congresso FLC CGIL

Nella grande sala Newton di Città della Scienza, alle ore 9.50 riprende il dibattito con l'intervento dei delegati.

Vai alla web-cronaca della prima giornata (mattina e pomeriggio).

Il mondo delle Università private e degli enti privati, esordisce Giovanni Ganci, è molto ampio e complesso. Non esistono solo le “grandi” Università private, che almeno sono tutelate dall’esistenza di Contratti Collettivi Nazionali e contrattazione di secondo livello, ma esistono centinaia di enti che non rientrano in queste contrattazioni. Noi chiediamo al congresso della FLC CGIL un aiuto per la costruzione di un Contratto Nazionale per tutti questi enti. E’ stato presentato anche un ordine del giorno già assunto dalla FLC Lombardia. Chiediamo di inserire tale ODG nel documento politico del Congresso.

Ecco alcune considerazioni sul congresso fatte da Stefano Boero: il punto più importante per la nostra categoria, gli emendamenti, non sono stati accolti. Questo dimostra che il congresso è partito bene, ma poi ha preso una piega “burocratica” che non ha accolto il dibattito e le novità, mostrando chiusura. Ma la grave situazione economica e politica dell’Italia e dell’Europa avrebbe meritato un dibattito più aperto, all’altezza della complessità del momento (es. dibattito sulla legge elettorale; misure sul lavoro; DEF ecc…). Si sta affermando un principio antidemocratico. Il nostro gruppo dirigente ha mostrato amnesie e reticenze che avranno gravi conseguenze. Le varie e continue manovre recessive, avranno conseguenze drammatiche e la CGIL deve dare una risposta forte con iniziative forti.

Tobia Sertori, segretario generale FLC CGIL Bergamo, sostiene che si stanno ormai affermando nuovi modelli di organizzazione del lavoro: nulla sarà mai come prima! Di conseguenza anche i sistemi di istruzione e formazione si modificheranno diventando sempre più subordinati ai processi economici. Gli attacchi ideologici della destra ai lavoratori pubblici minano la tenuta stessa della democrazia del nostro paese. Il lavoro pubblico rappresenta una idea di Stato, democrazia e libertà. La CGIL deve difendere prioritariamente questa categoria per difendere l’idea stessa di democrazia. E’ sempre più radicale e pericoloso lo scollamento tra i cittadini e i corpi intermedi. Il sindacato non deve e non può subire la stessa sorte dei partiti. Renzi attacca il sindacato, identificandolo come un ostacolo alle sue politiche, un ostacolo ormai “vecchio”, visto che difende solo una parte dei lavoratori. E’ vero! Noi non riusciamo più a raggiungere una grande parte di lavoratori, che non rientra nel perimetro classico dei diritti.  Il sindacato rischia di diventare ininfluente, impotente! Abbiamo raggiunto il massimo dal punto di vista delle analisi della situazione, ora è urgente costruire delle risposte. Non possiamo essere solo il luogo dei servizi, pur utili, ma dobbiamo ritornare nello spazio del conflitto per accorciare la distanza con i lavoratori.
Conclude auspicando che chi è nella CGIL non veda il nemico nella CGIL, il nemico è fuori.

Dall’era Gelmini in poi il volto dell’Università si è profondamente modificato. Lo afferma Renato Comanducci del centro nazionale. Si sono persi ingenti finanziamenti, moltissimi docenti, studenti immatricolati e laureati, tutti dati regolarmente certificati dall’ANVUR. Cosa dobbiamo fare? E’ urgente recuperare i finanziamenti persi e aumentare gli investimenti, combattere con tutte le forze il precariato, altrimenti l’Università è destinata a morire! Bisogna ripristinare il ruolo unico della docenza; contrattualizzare il personale docente universitario, ottenere finanziamenti stabili. La situazione del diritto allo studio è drammatica. Bisogna portare il numero dei laureati alla media europea (numero sottoscritto dall’Italia). E’ importante che il CUN possa esprimersi in modo anche vincolante sui provvedimenti ministeriali. Dobbiamo essere visionari e immaginarci un’Università migliore e impegnarci per arrivare al nostro scopo.

Alessandro Rapezzi, Segretario generale FLC CGIL Toscana, inizia il suo intervento affermando che dobbiamo ragionare sull’efficacia che il conflitto ha avuto nella storia del sindacato. La ricerca dell’unità ha rallentato questo processo. Dobbiamo però anche essere in grado di valorizzare i nostri risultati, la nostra azione è stata fondamentale, senza il nostro contenimento gli attacchi al lavoro sarebbero stati ancora più feroci. E’ necessario rilanciare il ruolo strategico del lavoro pubblico  nel processo di “ricostruzione” del nostro paese. Dobbiamo unire la tutela individuale del lavoro a quella collettiva e rafforzare il rapporto con le RSU per tornare con forza nei luoghi di lavoro. Il territorio ormai è un elemento sempre più importante, che va tenuto in considerazione. Bisogna rafforzare la confederalità.

Nini PalaiaNinì Palaia, presenta la relazione del collegio ispettivo. La relazione ha illustrato nel dettaglio tutto il lavoro svolto, che è stato un importante supporto al lavoro dei compagni. E’ emerso un quadro di sostanziale correttezza, con pochissime eccezioni, nell’uso delle risorse. Tutta la sintesi del lavoro svolto sarà pubblicato sul sito e sarà consultabile on-line.

La Segretaria generale FLC CGIL Catania, Antonella Di Stefano, fa i complimenti al lavoro svolto dal consiglio ispettivo. Riporta che la categoria ha organizzato 52 assemblee di base per il congresso. Il lavoro è stato molto faticoso, però riteniamo che sia stato molto utile ascoltare i lavoratori. C’è un problema molto serio al nostro interno. La difficoltà ad avvicinare i giovani si fa sempre più grande. I nostri “rituali” all’esterno non sempre sono compresi, questo non vuol dire sradicare la nostra organizzazione o “rottamare”, ma è un problema su cui riflettere con urgenza. La priorità resta l’unità sindacale per riavvicinare i lavoratori, che ci chiedono di lottare e di essere uniti.

Alberto Campailla, di Link Coordinamento Universitario, afferma che il congresso della CGIL è un momento molto coinvolgente e interessante. Ha ascoltato molti interventi che hanno sottolineato la grave situazione del diritto allo studio, anche nella relazione del segretario Pantaleo si è sottolineato questo problema, cosa che dimostra la grande consapevolezza sull’emergenza della questione. Oggi in Italia e in Europa non c’è la volontà politica di comprendere che è solo partendo dall’investimento nella conoscenza che si può avviare una seria ripresa economica e politica nel nostro paese. Il lavoro è una emergenza che va affrontata subito.

Igor Piotto, Segretario generale FLC CGIL Torino, ammonisce che la situazione è grave. Si stanno modificando gli assetti di potere nei luoghi di lavoro. Si sta perdendo la funzione di corpi intermedi, tutto quello che sta succedendo nella società si sta realizzando anche nel mondo del lavoro. C’è un distacco enorme tra le persone e le istituzioni. La “Paura” oggi è dilagante! Il populismo moderno si basa sul controllo della paura. Il ruolo del sindacato deve rimodularsi di conseguenza. Dobbiamo chiederci qual è il punto di mediazione. Il contratto deve tornare ad essere centrale, bisogna ricomporre la strada. Il testo unico è un passo avanti. Nella nostra regione si sta assistendo ad una graduale e pericolosa proletarizzazione dei lavoratori della conoscenza, si stanno creando allarmanti corporazioni, le paure individuali prendono il sopravvento. Bisogna intervenire con urgenza.

11.20

Maurizio Lembo, a nome della commissione elettorale, propone al Congresso i criteri per la costituzione del futuro Comitato Direttivo Nazionale. Sarà garantita una rappresentanza paritaria di genere, la presenza di tutte le professioni della conoscenza e un profondo ricambio generazionale. La proposta è posta ai voti e risulta approvata all’unanimità.

11.15

Relazione e rapporto sullo stato dell’organizzazione

Maurizio LemboUn bilancio di 4 anni complessi, il tempo passato dall’ultimo congresso del 2010 a oggi, è toccato a Maurizio Lembo, segretario nazionale della FLC CGIL, responsabile dell’organizzazione.

“Non ci siamo fermati un attimo” – ha detto – citando le 12 manifestazioni nazionali, i numerosi presidi, 43 convegni e assemblee di carattere nazionale, 19 campagne e 22 scioperi nazionali, i flash mob… e le numerose iniziative promosse sui territori. A parte un’iniziativa unitaria sulla scuola, la FLC ha lavorato da sola, anche se in buona compagnia di iscritti e lavoratori e molto spesso in collaborazione con movimenti e associazioni. Di che cosa si è occupata la FLC attraverso questo fiorire di iniziative: “Su scuola, reclutamento, ricerca, professionalità, diritto allo studio, valutazione, previdenza, università, governance, accademie e conservatori, lettori di madre lingua, formazione professionale, utilizzo dei fondi europei, precariato, altro che sindacato che sa dire solo dei no, altro che freno alle riforme”.

Lembo ha sottolineato anche la difficoltà dell’integrazione tra comparti diversi per la creazione della casa comune, della maggiore visibilità del comparto scuola, dati i suoi numeri e la complessità dei suoi problemi spesso sotto i riflettori dei media. Passi avanti ne sono stati fatti, ma ancora il cammino è lungo, precisando che la casa comune non è l’annullamento delle diversità, ma la costruzione di una maggiore interdipendenza e trasversalità. Una positiva esperienza trasversale è sicuramente il Coordinamento precari e le campagne che lo hanno animato.

Riconoscendo i limiti dell’azione della FLC e le necessità di un maggiore radicamento tra i lavoratori, Lembo ha però colto due segnali importanti: l’aumento delle adesioni, quasi 200 mila tessere, il 5,68% in più in 4 anni, e il risultato delle elezioni Rsu in tutti i comparti della conoscenza, dove la combinazione voto e tessere ci porta dappertutto al primo posto.

Lembo ha ricordato i grandi passi avanti nella comunicazione sia cartacea, con il lavoro della Casa editrice, sia, soprattutto sul web con lo sviluppo del sito e la presenza sindacale sui social network, con uno sforzo notevole di rinnovamento anche dei linguaggi. E infine ha ricordato il grande valore della rendicontazione sociale che rende trasparente il lavoro del sindacato, e sue finalità e l’uso delle risorse. Quest’anno il Bilancio sociale della FLC sarà presto online visibile da tutti.

Scarica il testo integrale del rapporto

11.40

Ricercarsi: indagine sui percorsi di vita e lavoro nel precariato universitario

Le riforme degli ultimi anni hanno trasformato la precarietà nella ricerca e nella didattica universitaria da eccezione in regola. Questo universo però è ancora sconosciuto per la mancanza di dati e di studi. La FLC CGIL ha deciso di investigare in maniera professionale e scrupolosa sia l’entità del fenomeno che le implicazioni della precarietà negli atenei italiani nella vita di chi ci lavora.

Quanti sono stati i precari “utilizzati” in questi anni nelle università?

Cosa significa essere uno dei migliaia di assegnisti, dottorandi, borsisti, ricercatori precari, lettori, docenti a contratto, co.co.co e co.co.pro che a lungo hanno consentito all'università italiana di essere tra le più produttive al mondo nonostante tagli sempre più ingenti al finanziamento pubblico? A queste domande questa ricerca vuole trovare risposte.

Il lavoro di ricerca quindi si struttura in un’analisi quantitativa e qualitativa e utilizza i seguenti strumenti:

  • analisi di dati quantitativi sul numero dei precari dell’università forniti direttamente dal MIUR;
  • analisi dei dati del questionario on-line www.ricercarsi.it;
  • analisi di interviste;

Le poche ricerche esistenti sottolineano come le riforme introdotte nell’ultimo decennio abbiano accelerato un trend di espulsione dal sistema universitario, piuttosto che un processo di assorbimento e stabilizzazione, riducendo gradualmente il numero di coloro che svolgono attività di didattica e ricerca negli atenei italiani. Mentre osserviamo la graduale dispersione delle competenze, le professionalità e le qualifiche che il sistema stesso aveva contribuito a creare, l'impatto soggettivo di tali processi appare sempre più oneroso.
In un momento storico in cui la precarietà è diventata strutturale mentre il suo impatto rimane ai margini del discorso pubblico o confinato alla sfera privata, ci auguriamo che questa ricerca possa mettere in luce, con la qualità dei dati e delle analisi, l’enormità e la gravità di questi processi.

Coordinatore Ph.D. Emanuele Toscano
Ricercatori: Ph.D. Francesca Coin, Ph.D. Orazio Giancola, Ph.D. Francesco M. Vitucci
Web Designer: Dott. Claudio Riccio.

Scarica la presentazione della ricerca

11.55

Tommaso Cibinetto presenta un’analisi impietosa della scuola; termini come precariato, fanno parte del linguaggio comune, anche i bimbi della scuola primaria conoscono il termine.
Parla dell’organizzazione e della riorganizzazione del coordinamento precari, sottolineando che ottimi sono stati i risultati dove le strutture hanno investito in esso. Bisognerebbe pensare ad un coordinamento precari intercategoriale.

Per Giovanna De Gregorio, del Conservatorio di Palermo, “ i cibi semplici che nascono dall’uomo sono possibili solo c’è autonomia”. Crediamo nel nostro lavoro per continuare a costruire musicisti. Bisogna unire le sensibilità. Il lavoro della FLC serve per continuare a mettere lo studente al centro dell’istituzione.

L’università, dice Gisella Fidelio, ha perso in democrazia e rappresentanza. Articola il suo intervento in alcuni punti: governance; diritto allo studio; precariato; contrattazione; sanità. L’università, sottolinea, non deve essere un diritto per pochi. Occorre anche attivare la contrattazione per i cel.

Scuola e sicurezza è il tema centrale dell’intervento di Mario Bellomo. “Ma la sicurezza per i lavoratori?”, si chiede. La materia, dice, deve essere uniformata.

Giuseppe Mancaniello descrive la dolorosa situazione a Pordenone causata dalla delocalizzazione dell’Elettrolux; centinaia di famiglie sono in miseria a causa di ciò. La scuola è quella delle 1.000 difficoltà, denuncia Mancaniello, la scuola a cui manca tutto e l’utenza cresce sempre di più. Gli insegnanti sono diventati solo degli esecutori.

“Il congresso deve fornire una prospettiva… sono dieci gli anni di battaglia, non dobbiamo aver paura di volare alto” ammonisce Giacomo Licata. Occorre ridare dignità alla scuola tramite il contratto nazionale. Il vero problema è quello della rappresentanza.

Daniele Chiavelli afferma che la precarietà sarà la condizione del futuro. Bisogna investire sul conflitto. Connessione tra relazione e operato. A suo parere, la Cgil e la FLC hanno dato un contributo alla perdita di alcuni valori. La Cgil deve cambiare rotta e iniziare un percorso di lotta serio.

Bisogna vedere dei risultati concreti, dice Dario Andreis. Esiste poca convinzione tra di noi, mentre le lotte devono avere un senso. Urge una lotta di tutto il pubblico impiego.

La formazione professionale, esordisce Giovanni Lo Cicero, è fortemente in crisi. È un comparto strategico che può interagire e favorire l’occupazione. La FLC CGIL non può non tenerne conto. Occorre che il congresso sviluppi un forte dibattito che coinvolga tutti.

“Non vogliamo un sindacato come rappresentato da Cisl e Uil” afferma Loredana Olivieri. Noi siamo la novità, che trasmette con impegno gratuito. Occorre un ritorno alla democrazia e a regole che portino al buon vivere.

Per Stefano Cebrelli siamo in una fase storica dove la crisi si sta rafforzando. L’imperialismo sta condizionando i lavoratori, se ci fosse un sindacato europeo la situazione sarebbe stata diversa: la Cgil può fare la lotta.

13.00

Mauro D'ArcangeloUn bilancio sociale di mandato per il nostro terzo congresso

La mattinata si conclude con la presentazione curata da Mauro D'Arcangelo, centro nazionale FLC CGIL, del terzo Bilancio Sociale del nostro sindacato.
“Cosa fa il sindacato?”. È una domanda fastidiosa, esordisce D’Arcangelo, a cui rispondiamo spesso con un irrigidimento perché crediamo, e spesso è vero, che la nostra azione sia andata ben oltre la semplice enunciazione, che lo stare in piazza con le nostre rivendicazioni abbia richiesto grande impegno, passione e coerenza. Ci sentiamo infastiditi perché pensiamo che la questione sia posta in maniera strumentale per malcelata convenienza (scioperare ad esempio costa) spesso è così, altre volte vediamo che la domanda in verità disvela un disagio e sottolinea una perdita di fiducia. Non è raro imbattersi in tali critiche, tanto più nelle assemblee.
L’allarme che si manifesta, non è tanto nella domanda ma nel tacito assenso che questa accompagna.
La preoccupazione che allora viviamo è molto più forte poiché intuiamo una incrinatura, se non un primo distacco, una frattura nel rapporto e nella funzione di rappresentanza che stiamo svolgendo. Ci rendiamo conto di un venir meno del patto fiduciario instaurato in quella scuola, in quell’ente di ricerca in quella università. Come riconquistare tale fiducia è tema aperto, motivo di grande preoccupazione, analisi e dibattito. Un esempio può essere tratto non solo dalla relazione del Segretario generale, ma anche dagli interventi successivi che in vario modo hanno posto la questione in termini politici ed organizzativi richiamando la necessità di un ampliamento degli spazi di rappresentanza, partecipazione, condivisione ed elaborazione.
Ora il Congresso è il luogo in cui si fa sintesi delle diverse esperienze, ha aggiunto D’Arcangelo. Sintesi, non superficiale ma generata da un processo logico profondo, basato sulla catena di senso che unisce gli obiettivi alle azioni, ai risultati, capace per la ricchezza del precipitato di rispondere ai bisogni e alle attese dei lavoratori.
Il mandato congressuale per sua natura è la base su cui costruire, attraverso l’azione, il patto fiduciario tra iscritto e sindacato, è l’oggetto sottoposto a valutazione su cui i lavoratori misurano la credibilità dell’organizzazione in termini di risultati raggiunti.
La FLC dal 2007, conscia di questo processo, ha intrapreso con il Bilancio Sociale un nuovo processo di consapevolezza e condivisione dando conto della propria attività, realizzando un efficace percorso di conoscenza e comunicazione per aprirsi e mostrarsi nella sua piena complessità fatta di valori e tratti distintivi in cui i lavoratori possano riconoscersi.
È nella natura del Bilancio Sociale documentare in modo coerente il lavoro svolto ed offrire, attraverso la definizione del metodo, gli strumenti per una valutazione in piena trasparenza .
Oggi, partendo dall’esperienza maturata nei due passati Bilanci Sociali, è stato possibile ampliare e rinnovare l’impianto di rendicontazione. Il lavoro svolto in questi mesi ha impegnato risorse interne alla FLC CGIL supportate da una società esterna di gestione responsabile “REFE”.
La costruzione di questo terzo bilancio ha visto, non solo un pieno coinvolgimento del centro nazionale, dell’associazione professionale Proteo Fare Sapere, dei territori con un nuovo interessamento e dei loro nuovi dirigenti, dei giovani protagonisti dell’esperienza “Adesso e Domani”, mantenendo l’obiettivo di rendicontare le attività del passato quadriennio, così come previsto dall’articolo 3 del nostro Statuto, si è cercata una nuova modalità che potesse dare il senso della complessità propria della nostra federazione.
Si è passati così dalle aree di rendicontazione (rappresentanza, contrattazione, tutela e comunicazione presenti nel bilancio sociale 2008-2010) ai temi chiave ed impegni capaci per la loro valenza di essere facilmente riconoscibili in quanto legati ai valori ed ai bisogni dei lavoratori che vogliamo rappresentare. Con una declinazione esterna rivolta ai bisogni dei lavoratori (temi chiave) ed una interna alla nostra organizzazione (impegni). La nuova rendicontazione prevede, così come nei passati bilanci, una parte destinata al “chi siamo”, con la nostra storia recente e passata; al quanti siamo e come funzioniamo, con la declinazione degli impegni secondo la catena obiettivi – azioni – risultati. Tale schema è stato ripetuto per ogni sezione.
La nostra azione, invece, è stata rendicontata sui temi del lavoro ed occupazione, professionalità e salari, offerta formativa ed autonomia, diritti welfare e pari opportunità. Temi che incidono trasversalmente sul nostro sindacato, legando con un sottile filo rosso le tante parti che compongono la casa comune dei lavoratori della conoscenza.
Ulteriore novità legata a questo terzo bilancio sociale è l’uso del web; non più una rendicontazione che fa la fotografia immobile del lavoro svolto nei quattro anni ma uno strumento flessibile, aperto, iterativo in continuo aggiornamento attraverso il collegamento con l’anagrafe ed i data set dei territori. Uno strumento capace di acquisire, da ogni singola realtà nuovi dati e, in tempo reale, rendicontarli permettendo la costruzione di bilanci sociali territoriali. Un mezzo, nella odierna implementazione, dalle grandi opportunità capace di elevare ulteriormente la cultura organizzativa presente nel nostro sindacato, di fornire attraverso “le buone pratiche” l’idea che si possono esplorare altre modalità con cui fare sindacato.
Questa prima versione è chiaramente perfettibile, il viaggio di condivisione e partecipazione intrapreso attende nuovi approdi. Imperfezione come opportunità di crescita comune dove ognuno si sente responsabilmente coinvolto: uno strumento, che se usato bene, può concorrere al rinnovamento del patto fiduciario tra mondo del lavoro e movimento sindacale.

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