Terza giornata: i lavori della mattina

Webcronaca

Nella giornata conclusiva del III Congresso nazionale riprendono i lavori con gli interventi dei delegati.

Il primo intervento della mattinata è quello di Gallotta Tiziana. Esordisce segnalando che l’uomo “subisce” mutazioni e racconta, con molta ironia, la sua storia di neo laureata piena di ideali che alla fine si trasformata in un Caronte, uno spirito dannato, per rivendicare i propri diritti di precaria storica. Noi precari, aggiunge Tiziana, siamo usati e umiliati.

RetropalcoLa ricercatrice precaria Barbara Gruning si concentra sulla sua attività con il coordinamento precari della FLC rispetto all’Università di Bologna e segnala i positivi, anche se insufficienti, risultati raggiunti. I problemi, oltre che a livello di Ateneo, sono anche a livello di Dipartimenti sui quali è più difficile agire.

Lillo Fasciana, invece, si sofferma sul concetto di “conflitto”, chiedendosi cosa significhi confliggere e come farlo. Dobbiamo elaborare un’idea netta e radicale affinché i lavoratori ci seguano. Le proposte di Renzi sul lavoro creano conflitto perché la precarietà e la flessibilità senza regole, sono un modello che noi non possiamo accettare. Come è inaccettabile il numero chiuso all’Università che discrimina i più deboli.

"No alla meritocrazia" è il messaggio lanciato da Diana Terzi. E’ gravissimo - ha sostenuto - che nei nostri documenti si parli di risultati di apprendimento. La valorizzazione professionale è un modo elegante di parlare di merito ed è pericoloso affiancarlo al rinnovo del contratto nazionale. No a qualcosa in più per i più bravi, ma un salario dignitoso per tutti. Diana aggiunge di prestare massima attenzione all’incremento di orario e alla riduzione della scuola superiore.

La Segretaria generale della FLC CGIL delle Marche Manuela Carloni inizia il suo intervento facendo riferimento alle relazioni di Pantaleo e Lembo. Il sindacato rischia di contare sempre meno ed è quindi necessaria una riflessione per ritrovare credibilità. Si stanno perdendo le sicurezze ed aumenta la sfiducia. Vanno ridefinite le regole a livello internazionale e per questo sono importanti le prossime elezioni europee. In questa cornice dobbiamo lavorare insieme per trovare nuove alleanze anche in vista dei rinnovi contrattuali.

Leonardo Croatto sottolinea l'importanza di intercettare le persone senza rappresentanza, i tempi determinati, gli atipici, le partite iva. Il precariato non è atipico. È atipico, ormai, il tempo indeterminato. Nella FLC c'è  una struttura apposita, il coordinamento nazionale precari, che nelle dislocazioni territoriali non sempre è adeguatamente rappresentato. Va rappresentato meglio nei territori. Anche la rappresentanza.

Tg congressoA ricordare la strage di Brescia di 40 anni fa che ha colpito una città fieramente operaia e tutta l'organizzazione è Santo Gaffurini. La sintesi di queste persone era nelle utopie condivise, nei movimenti, nel partito comunista, nei movimenti avanzati di elaborazione pedagogica. E il lavoro fatto ha consentito il passaggio del testimone. Immigrati sulla gru. Profondamente coinvolgente.

"Abbiamo un problema di rappresentanza" afferma Pasquale Cuomo, che si può risolvere solo se comprendiamo il cambiamento strutturale del lavoro. Dobbiamo rappresentare tutte le persone che lavorano nella nostra categoria, che incrocia tante tipologie lavorative.

Claudia Pratelli si sofferma su un dato preoccupante, il 43% di disoccupazione giovanile. La sfiducia delle generazioni più  giovani è gigantesca. Con la campagna adesso e domani abbiamo voluto fare un lavoro di ricerca-azione indirizzato a giovani iscritti e non per analizzare forme e modi del lavoro contemporaneo. Sono emerse analisi ed esperienze e sono nate collaborazioni e punti di incontro col sindacato. Sono emerse non solo precarietà e discontinuità del contratto, ma anche condizioni di lavoro e remunerazioni insufficienti, tipologie cui purtroppo lo Stato non si sottrae. Pensare a modi di intercettare coloro che non hanno luoghi di lavoro, e universalizzare diritti e tutele, questo è quello che è necessario fare. Tra le nostre proposte c'è quella del reddito minimo. 

Antonio Grassedonio, del Politecnico di Torino, dopo aver ringraziato l'accoglienza dei napoletani, si sofferma sul testo sulla rappresentanza e sulle modalità decisionali discutibili. Bisognerebbe per esempio ribadire l'esigibilità dei contratti, l'organizzazione del lavoro, il percorso di stabilizzazione e il turn over al 100%. Riconquistare nell'università gli spazi di democrazia e partecipazione.

Il tema della valutazione degli studenti è richiamato da Monica Marchiani: serve per individuare punti di criticità e quindi bisogna investire di conseguenza. L'impegno deve essere reale e concreto contro le prove invalsi, contro l'idea di una scuola classista che inquadra ed esclude. Bassa è stata l'affluenza di voti dopo la firma sul testo della rappresentanza, scelto senza delega. Si disegna un sindacato non conflittuale. Occorre uno sciopero che blocchi il paese.

Cristina Lusso del passato coordinamento precari ricorda tutte le iniziative e le elaborazioni degli ultimi anni sul precariato: operazione 100mila, ricorsi, mancata firma accordo 2011, blocco della sperimentazione sulla chiamata diretta in Lombardia; assistenza gestione separata INPS; corsi lingua straniera precari; attivazione PAS; decreto assunzioni ATA e docenti e infine la proposta sul nuovo reclutamento.

PlateaTito Russo ribadisce l’importanza dell’operazione fatta per includere le forme atipiche di lavoro, compreso il fondo precari Lazio e le RSU parallele, ma negli organismi dirigenti serve una fotografia del paese. Particolarmente allarmanti alcuni punti: l'inadeguatezza delle risorse nella scuola statale, l'attacco agli ordini collegiali, la chiamata diretta, il taglio di un anno, la valutazione del merito e la premialità muscolare e antididattica, la laicità e la non centralità degli innalzamenti dell'obbligo.

Non ci sono più governi di sintesi di interessi. Ad affermarlo è Carlo Buttarelli. Ci sfidano, ha proseguito, sul problema della rappresentanza: i sindacati sono tacciati di conservatorismo e li si accusa di difendere solo i privilegiati. Il precariato poi, aggiunge, oggi si pone come forma principale di lavoro. Tutto ciò in mancanza di un reale progetto di sviluppo. Bisogna uscire dalle segreterie e coinvolgere i lavoratori.

Il segretario generale della FLC CGIL Roma e Lazio Eugenio Ghignoni si sofferma sul ruolo del sindacato, dicendo che in questi anni se ne sono evidenziati limiti e debolezze e la contrattazione è stata svuotata o limitata. Ma bisogna prendere atto che una stagione è conclusa e serve quindi ricostruire nuovi rapporti e nuovi conflitti. I contratti nazionali non coprono più tutti i lavoratori e per questo la precarietà è un punto nodale. Il lavoro sindacale deve essere più incisivo e bisogna ricostruire dal basso organismi anche trasversali che possano affrontare problemi di varie categorie e costruire rapporti con movimenti e associazioni. È dal basso che vengono le indicazioni su come agire.

Nel suo intervento Vincenzo Delli Veneri parla del diritto e dell'accesso allo studio. Sono molte le famiglie che purtroppo oggi non riescono a garantire l'accesso ai saperi. Su questo non si può abbassare la guardia. Il mof decurtato ha messo in crisi l'idea di arricchimenti destinandolo al mero funzionamento organizzativo. La contrattazione nelle scuole deve essere decisiva.

Chiara Rizzica si sofferma sulla precarietà, che è la questione centrale. Si deve superare la polarizzazione fra chi ha e non ha il contratto e già dal direttivo nazionale deve partire una rappresentanza sostanziosa dei precari.

Vera LamonicaAlle ore 11.45 prende la parola per le conclusioni Vera Lamonica, segretaria nazionale CGIL.

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Apprezzando la scelta di Città della Scienza per lo svolgimento del Congresso, Vera Lamonica, segretaria confederale della CGIL, nel suo intervento conclusivo lo ha colto come un segnale importante per una diversa visione dello sviluppo del sud e del paese che deve essere fondato su uno straordinario investimento in cultura, in istruzione e ricerca. Ha parlato quindi di un orizzonte nuovo che la Cgil lancia, il cui perno sta nel Piano del Lavoro, che non è un libro dei sogni, ma uno strumento per il confronto delle idee, ma anche per lanciare proposte e vertenze. Il nostro obiettivo è uscire dalla crisi per questo sono due i pilastri fondamentali: l’intervento pubblico perché bisogna investire in un modello sociale e il lavoro che è elemento centrale di cittadinanza. Ed è anche importante per ripensare le politiche industriali e territoriali e gli assetti del paese il binomio lavoro-conoscenza. La conoscenza è un fattore orizzontale di un’altra idea di politica economica.

Entrando nel merito del dibattito congressuale della FLC di cui ha attentamente seguito i lavori, Lamonica ha voluto soffermarsi di più sulle note critiche. Le critiche sono importante e servono a cambiare e a migliorarci, ma – ha detto - non bisogna essere ingenerosi. Non riconoscere anche con orgoglio quanto la Cgil ha fatto in questi anni difficilissimi è ingeneroso, non tanto verso il gruppo dirigente quanto nei confronti dei tanti delegati e militanti che hanno fatto anche con accordi di difesa e mille iniziative.  La Cgil è l’unico elemento di tenuta democratica in questi anni. Dobbiamo chiederci non quanti scioperi o quante manifestazione abbiamo organizzato, ma che adesione e che efficacia hanno avuto. Non dobbiamo dividerci su conflitto sì, conflitto no, in modo burocratico, ma trovare il modo di stare vicini ai lavoratori e alla gente anche quando non abbiamo risposte da dare.

Vera LamonicaLa crisi ha creato una rottura drammatica dei rapporti sociali, ha messo in discussione punti di riferimento tradizionali, modelli rappresentativi. La crisi ha cambiato le persone, le famiglie, la percezione del futuro, per questo non sempre è facile trovare soluzioni e risposte. In altre crisi, anche peggiori di questa, restava aperta una prospettiva, la speranza del futuro.

Non ci sono ricette precostituite. Per questo la Cgil avrebbe voluto fare un congresso di ascolto. Ma questo tentativo non è completamente riuscito e non solo per via del testo unico sulla rappresentanza, che non è stato un “fulmine a ciel sereno”, visto che - dice Lamonica - l’organizzazione ne ha discusso per mesi. Quell’intesa è uno strumento che da delle regole che andrebbero estese anche al settore pubblico. Sgombrando il campo dalla questione delle sanzioni, esclude per i lavoratori, la segretaria ha detto che la rappresentanza si conquista nel lavoro quotidiano tra i lavoratori, a partire dalle tutele individuali, perché tutto il lavoro sindacale è importante.

Altri elementi che hanno ostacolato un congresso di ascolto sono stati i numerosi emendamenti nati più dalla necessità di posizionarsi che non di arricchire la discussione.

Diretta videoIl sindacato ha dovuto fare i conti con una crisi della rappresentanza che mette in discussione persino la sua esistenza. Il lavoro subisce ricatti quotidiani, non solo quello precario. Le politiche di austerità penalizzano chi vive di lavoro, la politica, di fronte alla complessità dei problemi, dà risposte semplicistiche e le sue modalità leaderistiche rischiano di soppiantare i corpi intermedi. E d’altronde quando metà dei lavoratori è senza contratto il ruolo del sindacato si indebolisce, quindi serve conquistare nuovi rapporti di forza e alleanze attivando una contrattazione inclusiva.

Un congresso serve anche a interrogarsi su come si esce da questa situazione e i lavoratori si aspettano dalla Cgil risposte oneste e credibili. Lamonica avverta che non si tornerà a situazioni precedenti, è inutile guardarsi indietro. E ha portato a esempio la “riforma” Fornero sulle pensioni. Bisognerà aprire il confronto e, se non sarà possibile abrogarla, individuare quei punti critici del sistema che prefigura e smantellarli costruendo vertenze e alleanze. Quali punti? Prima di tutto i giovani, i più penalizzati da quella legge.

Riconquistare il contratto e la contrattazione che sono anche portatori di riforme, attivare la contrattazione sociale sono altri punti affrontati nell’intervento conclusivo.
Infine Lamonica ha parlato del rinnovamento dei gruppi dirigenti. Dopo il congresso andranno spostati impegno e risorse verso i luoghi di lavoro e tra 2 anni si terrà una conferenza di organizzazione.
Rilanciando il concetto di “confederalità”, che non va letto in modo burocratico, Lamonica ha detto che bisogna uscire dalla settorialità: i delegati devono imparare a conoscere anche altri comparti e altre categorie. E poi la Cgil dovrà darsi delle regole per prendere decisioni e non restare una somma di categorie.
L’ultimo pensiero è andato alle donne. La Cgil è un’organizzazione paritaria, ma le quote non bastano, bisogna assumere il punto di vista, guardare con l’“occhio nuovo” delle donne.

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Al termine dell’intervento, Maurizio Lembo, a nome della Commissione elettorale, presenta la proposta per il nuovo Comitato Direttivo Nazionale che sarà sottoposta al voto segreto. Successivamente vengono eletti a voto palese gli altri organismi statutari.

Successivamente si è proceduto alla presentazione delle modifiche da apportare allo Statuto della nostra organizzazione, illustrate da Annamaria Santoro. Le modifiche poste in votazione sono state approvate a maggioranza qualificata.

In alto le delegheMentre si procede al voto sulla proposta dei componenti del nuovo Comitato Direttivo Nazionale, vengono discussi numerosi emendamenti ed ordini del giorno. È stato inoltre approvato il documento politico conclusivo. Tutti i documenti.

Terminato lo spoglio delle schede, il Comitato Direttivo Nazionale risulta eletto con 400 voti favorevoli. Il Comitato Direttivo Nazionale si riunisce immediatamente e vota la proposta di Vera Lamonica di riconferma di Domenico Pantaleo a Segretario generale.
La proposta viene accolta con 83 voti favorevoli.

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